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16.06.2021 |

Materie prime introvabili, costi alle stelle. Torniamo a usare legname italiano

Sono due, i temi di grandi attualità per chi lavora nel mondo dell’edilizia: l’aumento dei prezzi delle materie prime e la spinta provocata dal superbonus al 110% e dal bonus facciate. Risultato? Sono divenuti introvabili e costosi i materiali di cui non si può fare a meno in un cantiere.

Come spiega in dettaglio un interessante articolo pubblicato da Il Post, l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, ha diffuso un monitoraggio che mostra alcuni dei rincari più evidenti. A preoccupare i costruttori è soprattutto il prezzo dell’acciaio, in particolare per i tondini, il cui prezzo è cresciuto del 150 per cento dallo scorso novembre.

Ma anche comprare altri materiali è diventato improvvisamente proibitivo: il poletilene, che in edilizia viene utilizzato principalmente come isolante, ha avuto un incremento del 110 per cento tra novembre e aprile, il rame del 29,8 per cento, il legname è passato da quattrocento a mille euro al metro cubo.

Ed ecco, appunto, il legno. Una delle materie prime più ricercate, continua Il Post, è proprio il legno, che in Italia viene importato dall’estero, da dove arriva l’80 per cento degli elementi strutturali utilizzati nell’edilizia. Secondo i dati di Assolegno, il settore forestale domestico porta solo lo 0,08% all’economia nazionale in termini di valore aggiunto nella produzione: questa scarsa rilevanza espone il mercato dell’edilizia alle oscillazioni internazionali dei prezzi.

Per frenare l’instabilità di mercato, l’associazione propone di tornare a utilizzare il legname italiano come accadeva in passato. Secondo Angelo Marchetti, presidente Assolegno, «negli ultimi 70 anni la superficie forestale italiana è aumentata notevolmente, passando da 5,6 milioni di ettari del 1956 a 11,1 milioni nel 2015, occupando in termini percentuali il 38% della superficie nazionale, ma è un patrimonio che non viene sfruttato». Una proposta che ovviamente dovrebbe tenere conto dei principi di sostenibilità ambientale, e che necessiterebbe quindi di una regolamentazione ben studiata.

L’altra conseguenza di queste condizioni inedite del mercato è la difficoltà a trovare materiale disponibile in poco tempo. Dopo l’apertura di molti cantieri legati al superbonus, ad esempio, è diventato difficile trovare i pannelli isolanti per le facciate, essenziali per migliorare la classe energetica dell’abitazione e ottenere l’agevolazione fiscale. Mancano anche i ponteggi. Ormai non si discute più sul prezzo, ma sulla data di consegna: il superbonus nelle regioni del Nord e il bonus facciate in quelle del Sud stanno spingendo la domanda.

Tra aprile 2020 e aprile 2021 i prezzi delle materie prime sono aumentati del 33,4% e i rincari comporteranno un extra costo di 19,2 miliardi in un anno per 621.000 artigiani e piccole aziende. Il problema è che, secondo le previsioni, i prezzi delle materie prime continueranno a salire. “Le previsioni per i prossimi mesi sono improntate a un ulteriore aumento dei prezzi a causa, soprattutto, di forti carenze dei materiali, con conseguenti tempi lunghi di consegna“. Anche i costi dei trasporti e dei container crescono.

Il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, è convinto che un ruolo centrale in questo andamento sia causato dalla guerra commerciale tra le grandi potenze economiche, Cina e Stati Uniti. «In questi due paesi la ripresa è stata molto forte: già da qualche mese le loro imprese hanno dimostrato una grande volontà di tornare a marciare e questo ha portato a condizionare il mercato. Aggiungiamo anche la speculazione finanziaria, l’incredibile aumento dei prezzi del trasporto merci, e capiamo come mai siamo in queste condizioni. Non è un caso che Francia e Germania siano nella nostra stessa situazione». Il fenomeno non è solo italiano ma globale. L’indice dei prezzi delle materie prime elaborato da Bloomberg è tornato su valori che non si vedevano dal 2015 e, soprattutto, lo ha fatto molto rapidamente. Un anno fa languiva intorno ai 65 punti, oggi sfiora quota 95, un incremento di quasi il 50%.

Nei tanti appelli diffusi nelle ultime settimane, l’associazione dei costruttori ha parlato del rischio di pesanti ritardi nella conclusione delle opere e, nel caso le condizioni peggiorassero ulteriormente, di un generalizzato prolungamento dei cantieri pubblici e privati.

Insomma,  l’aumento senza precedenti dei costi delle materie prime per il settore e la conseguente difficoltà di approvvigionamento rischiano di bloccare tanti cantieri aperti per il “Superbonus 110%” con gravi ripercussioni economiche e sociali e sull’attuazione del Pnrr. “E’ da tempo che segnaliamo l’emergenza al governo e in particolare l’abbiamo fatto nell’ultimo mese mentre i prezzi salivano di un altro 15% – ha dichiarato il presidente Gabriele Buia -.Mi auguro che il governo intervenga il prima possibile, con il prossimo decreto. Le imprese iniziano a chiudere, non c’è più tempo”.

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