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12.04.2019 | Didattica

GESTIRE LE FORESTE FA BENE ALL’UOMO

Un ettaro di pini (alberi coltivati per il commercio del legname), in quarant’anni, andrà a “requisire”, dall’atmosfera, circa 483 tonnellate di diossido di carbonio: un volume decisamente elevato!

Il diossido di carbonio, intercettato dagli alberi fin da quando incominciano a vivere e a crescere, sarà poi trasformato in legname o in prodotti a base di legno. Di solito, periodicamente, gli alberi subiscono un primo taglio volto alla creazione di tavolette di compensato, legname per mobili e combustibile per l’energia rinnovabile. La massa di legname più consistente, comunque, si forma quando, dopo quarant’anni, la piantagione viene totalmente tagliata. Dopo questo passaggio, il terreno è pronto per una nuova piantagione di alberi, che ripopoli l’area disboscata.

All’interno di una visione sostenibile della gestione forestale, per ogni due alberi tagliati, ne vengono piantati altri cinque. Un modo, questo, per allontanare il pericolo di biodiversità in perdita, effetto serra, desertificazione, erosioni e frane, inquinamento degli ecosistemi acquatici, squilibri climatici e idrogeologici.

Ma un disboscamento feroce di una foresta (habitat non solo di diverse specie animali e vegetali, ma anche di numerose comunità locali) può causare anche una diminuzione dell’irraggiamento solare e quindi un minore assorbimento di anidride carbonica e di rilascio di ossigeno.

Gestire in modo sostenibile le foreste e la produzione di legname aiuta, quindi, a smaltire e a canalizzare al meglio l’anidride carbonica presente nell’atmosfera: ciò risulta essere estremamente positivo per l’ambiente e quindi per l’uomo.

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