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24.11.2020 |

Dagli alberi in città alla foresta urbana

Che l’albero abbia una funzione preziosissima per la città si sa.

Eppure spesso si mette in secondo piano ciò che andrebbe fatto per sottostare a esigenze che hanno più a che fare col business che con la vivibilità. Ma la prospettiva va cambiata, l’albero va guardato in modo nuovo, il “sistema città” va riprogettato.

Vi segnaliamo allora un articolo interessante pubblicato dall’HuffPost, che comincia con un’affermazione forte e chiarissima: “Sarà l’albero come sistema produttivo autonomo a salvare le città”. Massimiliano Atelli, presidente del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, spiega che “oggi va cambiata la scala di riferimento dentro gli aggregati urbani, passando dal fazzoletto verde, ostaggio dei palazzi che lo circondano, alla foresta urbana”.

Passi avanti si stanno facendo, considerando che, “nell’ambito del 37% del Recovery fund destinato al New Green Deal, si stanno già sviluppando precise linee di azione, per la quota di fondi dell’Italia, che tendono a fare leva proprio sulla forestazione urbana quale driver a basso costo e ad alto impatto, nei contesti urbani, per incidere su qualità dell’aria e livello delle temperature”.

La posta in gioco è alta e coinvolge moltissime figure professionali. Perché non basta piantare alberi qua e là, occorre progettare, studiare, elaborare. La forestazione urbana “richiede un progetto che deve essere anche in forma di organizzazione spaziale e che rivendica altresì un criterio di vita dei luoghi, degli spazi pubblici, dei parchi che sono importantissimi per le persone”.

 

Il tema è di importanza fondamentale, se si considera che le aree urbane in tutto il mondo si espanderanno di oltre 2,5 miliardi di persone entro il 2050. La progettazione di città resilienti che può cambiare il mondo. Come sottolinea un recente articolo di LifeGate, a livello globale il 60 per cento dell’area che si prevede sarà urbana entro il 2030 rimane da costruire, e il 70 per cento degli umani abiterà in città entro il 2050.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta sette milioni di morti premature all’anno da inquinamento nel mondo (550mila in Europa), un numero ben superiore ai decessi causati direttamente dal Coronavirus. L’Agenzia ambientale europea stima per l’Italia circa 60mila morti premature all’anno per la sola esposizione a Pm 2,5. Dopo alimentazione scorretta, fumo, ipertensione e diabete, le polveri sottili sono il quinto fattore di mortalità nel mondo.

Le città, cause e vittime al contempo delle tre crisi del nostro tempo (climatica, sanitaria, della biodiversità), hanno la responsabilità morale, la capacità culturale, il potere politico ed economico per guidare la ricerca delle soluzioni.

 

 

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